Un susseguirsi di diapositive sfocate.
Così ti appare la vita, mentre ti lasci lentamente affogare in un mare color
antracite, che ti spinge sempre più verso l’oscurità e il baratro. Eppure, proprio mentre sei lì che
aspetti che la corrente ti faccia infrangere contro una sponda nera, ad un
passo dalla fine, percepisci un’altra cosa. Un richiamo. Parole. Una voce che
ti sussurra qualcosa. Allora alzi il volto, strizzi gli occhi e guardi verso
l’orizzonte. L’altra sponda, bianca… eccola. Non è poi così lontana. Guardi
meglio, metti a fuoco. Il bianco si fa lucido e dalla rifrazione di un raggio
di sole ti appare riflesso nel tuo mare di disperazione l’arcobaleno: ma non
uno qualunque, è il tuo arcobaleno. Ha i tuoi colori, uno per ciascuna sfumatura
della tua anima. E anche qualcuno in più, come il nero di quella volontà di
smettere che ora si fa piano piano più sbiadito e lontano, mentre ti accosti
all’altra riva. Più ti avvicini e più capisci che solo essendoti spinto tanto
lontano, ad un passo dal baratro, hai potuto scorgerlo nella sua interezza. E ora, dal gomitolo aggrovigliato di
colori della tua vita, confusi al punto da renderli irriconoscibili e compressi
nel solo nero, lo vedi: l’inizio della matassa.
Il tuo nuovo inizio.